Ciao mamma, guarda come mi diverto! Londra 2018
PSICOLOGIA,  Travel

“Ciao mamma” guarda come mi diverto…

Correva l’anno 1996, nelle discoteche i DJ passavano “Ciao mamma guarda come mi diverto…” di Lorenzo Jovanotti. Uno di quei tormentoni,…una canzone che ripete il solito Riff e che suscita allegria e divertimento, ma non solo. Cantandola è come raccontare alla propria mamma il momento felice che si sta vivendo.

“Lasciateci leggere e danzare, due divertimenti che non potranno mai fare del male al mondo” 

Voltaire

“Ciao mamma” singolo del 1991 di Lorenzo Jovanotti.

Negli ultimi anni mi è capitato di riascoltarla, in auto viaggiando, passata in radio tra le “vecchie canzoni ” e, ogni volta, provavo nostalgia di quei tempi in cui con le mie amiche ballavo e cantavo a squarciagola. Allora davvero vivevo quelle emozioni. Ricordo che più di una volta ho telefonato a mia mamma mentre ci scatenavamo sulla pista, urlandole cantando: CIAO MAMMA GUARDA COME MI DIVERTO…!!!

“Che bello è…quando ci si può parlare con una canzone…”

Spesso ho pensato che il motivo principale di tanta ilarità fosse l’età (avevo poco più di 20 anni), la spensieratezza soprattutto e la vita davanti che mi sorrideva; da lì la convinzione che quel tipo di emozione fosse impossibile riprovare, che solo la giovinezza potesse permettere cotanta felicità. E, proprio come Jovanotti canta “…che bello è… quando ci si può parlare con una canzone…”, non era necessario dire che ero felice: lo ero e cantarla rivolgendomi a mia madre, era anche un Grazie mamma!.

Grazie mamma per avermi dato tanto, per avermi insegnato tanto e soprattutto per essere stata una madre giusta, severa quanto necessario, comprensiva e amichevole nei momenti di difficoltà. Ora non sto scrivendo per gratitudine nei suoi confronti, sto cercando di esprimere un’emozione che mai e poi mai avrei pensato di riprovare, riscoprendo la voglia di cantare “Che bello è…”

“Guarda come mi diverto” …nonostante gli anni…

Sembra inverosimile, anzi, pensavo fosse assolutamente impossibile, provare emozioni tanto lontane, forti e piacevoli a distanza di anni.

Ora…non sono qui a scrivere “Il mio diario“, ciò che voglio esprimere a chi sta leggendo, è che non esiste età per essere felici, appagati e grati. Divertirsi nell’accezione più ampia del termine, divertirsi lavorando o semplicemente vivendo, prendendo tutto ciò che di positivo la vita ci offre.

Non è semplice. Ne sono più che consapevole, ma è più facile di quanto possa sembrare. Lasciando perdere i luoghi comuni come il: “Guarda il bicchiere mezzo pieno…e non mezzo vuoto” o i Corsi motivazionali / Coaching che, a mio parere, riempiono la testa di belle parole ma sottintendono una visione limitata e deficitaria dell’essere umano.

L’idea che una terza persona possa sostituirsi ai bisogni, alle emozioni e ai desideri di un qualsiasi interlocutore, è ingannevole e priva di fondamento. Tutti sanno che esiste una stretta relazione tra l’emozione e la motivazione ma questo non significa che guardare un video o una conferenza (creata ad hoc), permetta di migliorare la propria vita.

“Il segreto del successo nella vita è fare della tua vocazione il tuo divertimento”

Mark Twain

“…è una libidine, è una rivoluzione…”

Quando cominciamo veramente a capire cosa è importante e per cosa non dobbiamo prendercela, allora, solo allora, possiamo dire di aver imparato a vivere e iniziamo una vera e propria rivoluzione.

Ma… (perché c’è sempre un “MA“) dobbiamo eliminare tutto quello che c’e di tossico nella nostra vita. Spesso, senza rendercene conto, tolleriamo relazioni o situazioni che a lungo andare ci logorano.

Non mi riferisco ad un tipo di relazione in particolare, può essere un rapporto di lavoro, amicizia o amore. Di qualunque natura essa sia, se nuoce alla nostra psiche, dobbiamo avere il coraggio di porre fine a tale legame. Spesso è proprio quest’ultima che ci manca e cioè l’audacia per spezzare quelle catene.

In altri casi non ce ne rendiamo conto e portiamo sulle spalle fardelli che, diventano a nostra insaputa, ogni giorno più pesanti. C’è chi chiama questo processo psicologico di liberazione “risveglio“, a me piace pensare che ognuno di noi gli dia il nome che sente più “suo”.

La cosa più importante è prenderne consapevolezza. Di lì in avanti la strada è tutta in discesa, il nostro sorriso diventa il sorriso di chi ci sta davanti e cantare diventa una delle tante cose divertenti che la vita ci offre…

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