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    TU COSA COMUNICHI?

    La comunicazione: dal latino: COMMUNICARE, mettere in comune, derivato di “commune”, propriamente, che compie il suo dovere con gli altri, composto di “cum” (insieme) e “munis” (ufficio, incarico, dovere, funzione.) Tu cosa comunichi?

    Vi siete mai chiesti cosa volete comunicare e cosa comunicate realmente? Tu cosa comunichi? Per quanto riguarda il “cosa comunicate realmente” intendo cosa e come recepisce ciò che volete dire chi vi sta di fronte.

    Secondo Paul Watzlawick, nella sua pubblicazione “Pragmatica della comunicazione umana”, esistono due modalità attraverso la comunicazione espleta questa funzione: quella verbale e quella non verbale. Non esiste azione o verbo (dal latino parola) che non comunichi qualcosa, quindi non è possibile non comunicare. 

    Paul Watzlawick è uno dei massimi esponenti della scuola di PaloAlto e asserisce che la comunicazione è caratterizzata da 5 ASSIOMI , caratteristiche sempre presenti in ogni comunicazione umana.  

    “ASSIOMA: Proposizioni immediate che occorre necessariamente conoscere per apprendere qualche cosa”

    Aristotele

    Sono essenziali e conoscerli è fondamentale per chi vuole sapere come funziona la comunicazione; è necessario imparare a gestirla al fine di approfondirla ed imparare ad utilizzarla correttamente. 

    I cinque assiomi della comunicazione.

    Primo assioma: qualunque comportamento comunica qualcosa, è impossibile non comunicare. Qualunque cosa facciamo o diciamo, comunica qualcosa, anche un solo sguardo. Quando scegliamo un abito, un certo tipo di scarpa, un’automobile, un determinato tipo di sport, stiamo comunicando qualcosa. (qua vi inviterei a leggere un mio precedente articolo…) Anche i silenzi di una persona, la sua passività e/o inattività, esplicitano la volontà di non voler comunicare e quindi invia un messaggio ad un altro individuo.

    Apparentemente il NON voler comunicare...
    Anche l’inattività comunica qualcosa a chi ci sta di fronte.

    Secondo assioma: in ogni comunicazione esistono due livelli, il contenuto e la reazione. Il primo dice cosa stiamo comunicando, il secondo invece il tipo di relazione che stiamo instaurando con chi ci sta di fronte.

    Terzo assioma: la punteggiatura della sequenza degli eventi. Il modo in cui ognuno tende a credere che l’unica interpretazione possibile della realtà sia la propria.

    Facciamo un esempio…. le liti tra una coppia si fondano proprio su queste dinamiche; ognuno crede che i problemi coniugali o sentimentali nascano a causa ed in risposta a quelli dell’altro (G. Gulotta) Poniamo il caso di un marito che si chiude in se stesso di fronte alla moglie che si lamenta e sbraita tutto il giorno…😬 

    Di fronte ad un caso simile la punteggiatura usata cambia il significato dato alla relazione; altro esempio è chi ha paura di essere antipatico agli occhi delle altre persone. A forza di fare, questa riesce a rendere così reale la punteggiatura da diventare esattamente quello di cui lui stesso teme, essere veramente antipatico nei confronti delle persone con cui ha a che fare. 

    Avrete già sentito il “Sentire le due campane”, detto molto comune quando due o più persone litigano. Ogni campana ha la sua punteggiatura ed è importante e fondamentale ascoltare entrambe le persone protagoniste di tale diverbio. Questo vale anche e soprattutto quando gli avvocati si presentano di forte ad un giudice. 

    Il quarto assioma…tu cosa comunichi?

    Cosa comunico? In questa immagine sia lo sguardo che la postura della mano lasciano ampio spazio di comunicazione
    Foto di Stefania Boe. Immagine che lascia ampio spazio all’osservatore sul tipo di comunicazione che trasmette.

    Quarto assioma: le comunicazioni possono essere digitali, vale a dire tutti i canali verbali, le parole e ciò che rappresentano. Molte parole hanno più di un significato (ricordo l’incubo delle versioni dal latino all’italiano) ma tendiamo a darne uno in particolare a seconda del periodo storico in cui viviamo.

    Anche in questo caso porto un esempio: la parola Chiesa, che deriva dal latino ecclesia e che a sua volta deriva dal greco: assemblea politica, militare o civile. Per noi, o comunque negli ultimi secoli, rappresenta una struttura, una comunità di fedeli che professano la fede in Gesù Cristo, in Italia indica in genere la Chiesa cattolica. C’è poi da aggiungere il tono con cui questa parola viene usata.

    La seconda variante del quarto assioma è la comunicazione analogica che si basa sulla somiglianza (analogia) tra la comunicazione e l’oggetto della stessa. Qui rientra tutta la sfera della comunicazione non verbale, l’uso delle immagini, delle espressioni del volto e del corpo. Un sorriso o una risata rappresentano convenzionalmente qualcosa che ci diverte ma comunica anche uno stato emotivo.

    Braccia alzate al cielo, comunicazione di forte emozione e apertura. Tu cosa vedi? Tu cosa comunichi?
    NYC 2018. Chiara comunicazione non verbale.

    Secondo G. Gulotta i fraintendimenti durante una conversazione nascono proprio dall’errata decodifica dei segnali inviatici dall’interlocutore e dalla loro interpretazione distorta. 

    Oggi più che mai con l’uso dei messaggi digitali (Whatsapp o Messenger) recepiamo una comunicazione errata se all’interno è presente un punto esclamativo o interrogativo, una virgola o un punto. Siamo immersi da faccine 😊 che da parte di chi scrive possono voler dare un certo significato, da chi lo riceve esattamente il contrario.

    L’uso delle braccia, quindi sempre parlando del non verbale, anche senza rendercene conto, dice tantissimo di chi hai di fronte: le braccia conserte indicano una chiusura, se invece sono portate al cielo, o comunque non incrociate, trasmettono una grande apertura, un senso di libertà e “dicono” ai nostri interlocutori che siamo ricettivi all’informazione che stiamo ascoltando.

    Ultimo assioma ma non meno importante…

    Quinto assioma: spiega come le comunicazioni possono essere di due tipi; quello simmetrico e quello complementare. L’interazione simmetrica avviene quando ci si trova di fronte ad una persona che consideriamo di pari livello, come il rapporto tra due amici o tra colleghi, a volte tra fratelli. (nel caso di fratelli e sorelle a volte le dinamiche sono più complesse).

    L’interazione complementare si ha quando invece il dialogo è tra il capo (leadership) e il dipendente (in campo professionale), una madre e un figlio (in campo personale). In pratica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso livello, quindi quando uno degli interlocutori si pone in una posizione superiore e l’altro in quella subordinata.  


    “L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto.”
    Carl ROGERS.

    Charles W. Morris, filosofo statunitense, fu il primo ad usare il termine PRAGMATICA per descrivere la parte che usa l’uso del linguaggio. Dagli assiomi che ho descritto brevemente, si passa ad uno studio molto più complesso dei processi comunicativi e delle tante sfaccettature di questi. La pragmatica della comunicazione umana è fondamentale per chi vuole iniziare a migliorarsi e imparare a conoscere il rapporto con se stesso e con gli altri.

    Quando comunichiamo trasmettiamo molto di più di ciò che vorremmo dire, i gesti, il tono della voce, la postura e il silenzio possono rivelare molti dei nostri pensieri e emozioni.

    Esistono tre livelli di comunicazione, quello verbale, il paraverbale e il non verbale. Di questo ne parlerò prossimamente, come della comunicazione efficace, al fine di migliorarci…per noi stessi e per gli altri…


  • AMORE SEDUZIONE

    Come far ingelosire un uomo

     

    Vuoi far ingelosire il tuo fidanzato? Il tuo ex? Tuo marito? Anche quello che dice di NON ESSERE GEOSO?

     

    Volete far ingelosire un uomo? Ci sono mille motivi per cui vorreste farlo: è il vostro ex, vi ha lasciate e cercate vendetta. E’ il vostro fidanzato ma sospettate di lui. E’ vostro marito ma ha perso l’attenzione che aveva nei vostri confronti e volete che torni ad essere quello che un tempo vi corteggiava.

     

    Come far ingelosire un uomo? Non importa quale e non importa se lui ha sempre sostenuto di non essere un uomo geloso. Per prima cosa sappiate che la gelosia è presente in tutte le persone, dobbiamo solo andare a sollecitare e amplificare questa emozione usando qualche “trucchetto”.

    Entra in gioco quindi l’antagonista. Nell’infanzia l’antagonista era uno dei genitori che, in qualche modo, sottraeva l’affettività verso di noi e quindi , anche solo in forma latente, abbiamo sviluppato questo “turbamento”. Non tutti però vivono la gelosia allo stesso modo, è importante capire il tipo di antagonista da introdurre.

     

    Innanzitutto bisogna ricordare che i maschietti, sin da ragazzini, hanno sviluppato una competitività nei confronti dei loro coetanei, può’ essere una competitività intellettuale o fisica, per cui si deve partire proprio da questo punto.

     

    Se il ragazzo che volete far ingelosire è super palestrato, attento all’aspetto fisico e all’abbigliamento, dovete fargli sapere o farlo sospettare di avere una semi-relazione con un ragazzo intellettuale, magari un avvocato o un notaio, meglio ancora se è conosciuto per le sue capacità in ambito lavorativo.

    Se invece la vostra “vittima” è un intellettuale non attento al suo look e al suo fisico, quindi non palestrato, poco curato e vestito sempre con giacca e cravatta, dovrete far in modo che abbia dei dubbi riguardo un vostro amico “figo da paura”. 

     

    Naturalmente anche il vostro look deve cambiare, dovete rivoluzionarlo. Siete donne jeans e maglietta? Bene, iniziate ad indossare tubini neri e camicette bianche, magari anche un bel tacco 12. Mescolate il look serioso con una nuova acconciatura ed iniziate a postare sui social più foto che potete. Questo lo farà impazzire. 

    Una delle prime cose che salta agli occhi del partner è il cambiamento radicale del look.  Voi magari pensate che non ci farà caso ma non è così. Non ve lo dicono, questo è un punto dolente per il loro orgoglio, vogliono farci credere che non sono attenti, ma lo sono eccome! Cambiate profumo? Quel profumo che conosce da quando vi ha conosciute? Probabilmente non ve lo dirà ma scatterà in loro la curiosità. 

     

    Altro punto: non cercatelo mai e se lo fa lui, fate squillare il telefono un pò di volte prima di rispondere. Se siete in giro diteglielo, ma rimanete sul vago, non deve sapere mai cosa fate nel dettaglio. Se invece siete a casa, magari tristi e con gli occhi gonfi, accendete la tv su un canale in cui ci sia musica, rispondete e dite che siete “in giro” e che non riuscite a sentirlo. Poi, mettete giu.

     

    Lo so che siete arrabbiate e tristi ma sorridete, sempre! Lui se la gode troppo nel vedervi così disperate per lui, quindi anche se non ne avete voglia, dovete sorridere e fargli vedere che ve la spassate. Se avete vecchie amiche che non vedete da un pò, cogliete l’occasione per uscire senza rivelargli dove state andando. Sarà sicuramente curioso e se non siete solite a uscire troppo, inizierà a pensare che c’è un altro uomo nella vostra vita.

    Ma attenzione! Non esagerate, dovete farlo ingelosire, non perdere la stima che lui nutre per voi. Quindi, seguite la guida ma senza esagerare! Come sedurre un uomo? Questo al prossimo articolo!

     

    Non esagerate. Seguite questi consigli ma senza esagerare, deve diventare geloso e curioso della “nuova te” ma non deve perdere la stima che nutre per voi. Vuoi sapere invece come sedurre un uomo o come ri-sedurre un uomo? Leggete il prossimo articolo!

     

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    Chi paga al primo appuntamento?

    Chi paga al primo appuntamento?

    Pensavo fosse scontato, è l’uomo a dover pagare al primo appuntamento!

    A quanto pare non poi è così scontato. Proprio oggi un’ amica mi ha raccontato la serata trascorsa sabato con un uomo conosciuto venerdì pomeriggio. E’ stato lui ad invitarla a cena, scegliendo un ristorante abbastanza quotato in questa zona. Naturalmente lei ha dato per scontato che a fine cena lui sarebbe andato a pagare o si sarebbe fatto portare il conto, usando la carta di credito o i contanti per tutti e due.

    Mai dare per scontato un uomo al primo appuntamento, specialmente se non lo si conosce abbastanza, potreste ritrovarvi impietrite come la mia amica, quando lui, le ha chiesto di fare a metà. Dove sono finiti gli uomini di una volta? Ma in fondo ce lo siamo volute noi, noi che vogliamo fare un mestiere da uomo, vogliamo l’indipendenza che ha l’uomo e ci ritroviamo con…il conto della cena da pagare.

    Ora, scherzi a parte, mi piace pensare che sia l’uomo a pagare il conto, soprattutto al primo appuntamento e preferibilmente anche ai successivi. Ci sono cose che non devono cambiare, non possiamo pretendere che ci venga aperta la portiera dalla macchina, questo non lo fa più nessuno, ma l’uomo deve comportarsi da cavaliere e la donna da dama, questo è ovvio.

    A nessun uomo (nemmeno al più cavaliere) piace una donna che dia per scontato che sia lui ad aprire il portafogli, anche nel primo appuntamento. Quindi, mettiamo la mano alla borsa all’arrivo del conto per fargli capire che vorresti onorare la tua parte. Lui adorerà fermarti dicendoti che rifiuta la tua nobile offerta. E voi cosa ne pensate? Chi paga al primo appuntamento?

    Ho sentito dire che la galanteria è morta. Io credo che si sia presa solo una brutta influenza” Meg Ryan

    E voi? Cosa ne pensate?